Ricostruiamo l'Italia a partire dalla scuola

I documenti che qui proponiamo sono frutto di una discussione aperta e di lavori di gruppo che hanno coinvolto non solo i sindacalisti, ma anche tanti docenti, dirigenti, direttori, personale amministrativo, tecnico e ausiliario, ognuno portando la propria esperienza sul campo.

Si è ragionato a lungo sugli effetti dannosi delle politiche berlusconiane, sia per i tagli pesantissimi di risorse finanziarie e umane che hanno inflitto alla scuola, sia per i disastrosi cambi degli ordinamenti, degli orari e delle forme organizzative.

Ma non è stato fatto solo un lavoro di denuncia, sono state lanciate proposte e idee, alcune da realizzare subito, altre in tempi più lunghi.

Il primo documento che qui pubblichiamo, "Ricostruiamo l'Italia a partire dalla scuola", è del novembre 2011 e si suddivide in quattro capitoli: il governo del sistema di istruzione; le risorse; il personale; investire per innalzare i livelli di istruzione.

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Oltre a un'analisi generale sulla scuola, lo sforzo dei diversi gruppi di lavoro si è cimentato anche sui diversi gradi di scuola.

È nato così il documento "Scuola dell'infanzia: scuola dell'essere e dell'avere. Le 10 idee della FLC CGIL". Presentate nel giugno 2011, le 10 idee non sono – come è scritto nella premessa – "un libro dei sogni". Ecco i titoli: 1. generalizzazione e oltre...; 2. il prima, il dopo, la continuità; 3. una scuola nel territorio, del territorio; 4. la scuola dei luoghi e degli spazi; 5. la partecipazione: una scuola attenta alla relazione scuola-famiglia; 6. un modello organizzativo con risorse certe; 7. lavorare bene in team; 9. una professionalità forte, 10. finalmente: la scuola dell'essere e dell'avere.

A ogni idea gli estensori del documento hanno voluto abbinare una frase significativa, ne riportiamo una sola, ma particolarmente bella di Mario Lodi: "... rendere la scuola un luogo accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad altri."

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A giugno 2011 è stato presentato il documento "Le 10 idee della FLC CGIL per una scuola di primaria importanza". Si tratta, evidentemente, della scuola primaria. Ecco i titoli: 1. quali indicazioni per la scuola primaria?; 2. il tempo che ci vuole; 3. il valore della cooperazione e della contitolarità; 4. una professionalità forte; 5. una scuola inclusiva, di tutti e di ognuno; 6. la scuola della partecipazione come laboratorio di convivenza e legalità; 7. il rapporto con il territorio concilia esigenze pedagogiche e sociali; 8. la scuola dei saperi generativi per navigare nella complessità; 9. una scuola interculturale; 10. per una scuola bella, una scuola "luogo".

Anche qui a ogni idea è stata abbinata una bella e significativa frase. Ne proponiamo una di Don Milani: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia".

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A maggio 2012 è stato presentato il documento, anch'esso frutto di un lavoro di gruppo, "Parole nuove per la scuola secondaria di secondo grado". Il lavoro sulla secondaria non poteva che partire dal dato della dispersione scolastica dopo l'obbligo e dal basso numero di diplomati e laureati italiani rispetto alla media dei paesi Ocse. Per non parlare degli oltre 2 milioni di "Neet" (Non in education, employment or training). Il paradosso è che tante parole nuove sono in realtà antiche, ma ancora tanto attuali. Si comincia con innalzamento dei livelli di istruzione e dell'obbligo scolastico, e inclusione; continuità dei percorsi scolastici e biennio unitario; rapporto col mondo del lavoro; governance del sistema nazionale e regionale; le professionalità; le risorse e l'edilizia scolastica; il progetto e la didattica laboratoriale.

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Ad aprile 2012, sperando nella discontinuità tra il governo dei "professori" e il precedente governo Berlusconi e confidando che finalmente si considerasse "produttivo" l'investimento in istruzione, la FLC ha lanciato i "Dieci provvedimenti salvascuola". Si tratta – come è spiegato nella premessa – di "atti semplici ma importanti", fattibili subito, "in attesa delle riforme di spessore" e a costo quasi zero per far funzionare meglio tutta l'organizzazione scolastica. Bastava la volontà politica, il buon senso e l'amore per la scuola. 1. dotazione finanziaria in tempi e quantità certe; 2. restituzione alle scuole dei crediti che vantano verso il Miur e nuovi investimenti; 3. eliminazione dal bilancio delle scuole dei costi delle esternalizzazioni dei servizi; 4. finanziamento ore eccedenti; 5. finanziamento delle supplenze; 6. cancellazione delle multe causate dall'inefficienza degli apparati statali; 7. Spostamento a carico del Miur del pagamento delle funzioni superiori e delle indennità di reggenza; 8. riforma del regolamento di contabilità e abolizione del cedolino unico; 9. revisione dei criteri di dimensionamento della rete scolastica; 10. rappresentanza delle scuole autonome.

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Posti vacanti, precariato, assunzioni

Nell'estate 2012 il ministro dell'istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, ha annunciato il bando di un concorso pubblico a cattedra, dopo 13 anno dall'ultimo. Un concorso per l'assunzione in un posto pubblico è sempre una buona notizia, perché questa è una forma di reclutamento trasparente e democratica. Però... Dal 2008 le immissioni in ruolo a copertura dei posti vacanti sono state limitate e la scuola per funzionare ha continuato a fare ricorso a rapporti di lavoro a tempo determinato attingendo dalle graduatorie. È qui che staziona il grande esercito di precari, in grande maggioranza già vincitori di concorso e/o abilitati. Se si coprissero tutti i posti vacanti (di docenti e Ata) che dopo le assunzioni del 2012 sono circa 60 mila, si eliminerebbe buona parte del precariato e si potrebbe cominciare con la pratica dei concorsi biennali che il ministro Profumo intende lanciare.

Già nel 2010 la FLC CGIL con l'Operazione centomila aveva dimostrato, dati alla mano, che la copertura dei posti vacanti nella scuola è a costo zero, anzi potrebbe persino comportare dei risparmi, ma porterebbe benefici incommensurabili alla qualità della didattica e all'organizzazione dei servizi scolastici. Ecco perché.

Il costo complessivo tra un lavoratore (docente e Ata) con contratto al 30 giugno è superiore a quello di uno con contratto al 31 agosto. Quindi già questo fa pendere la bilancia verso il rapporto più lungo. Se poi questo personale impegnato sui posti vacanti fosse stabilizzato, il risparmio sarebbe addirittura superiore. Basti pensare al turn over: chi va in pensione è generalmente all'apice della "carriera", dunque con uno stipendio più alto di chi entra al primo livello, sia pure con ricostruzione di carriera.

Le scuole devono avere un organico onnicomprensivo, stabile e pluriennale, devono cioè essere messe nelle condizioni di funzionare, su questa base è possibile stabilire un piano pluriennale di immissioni in ruolo, senza particolari aggravi per il bilancio pubblico. Purtroppo le misure del ministro Fornero che allungano l'età pensionabile e le misure di revisione della spesa pubblica, che invece di colpire gli sprechi tagliano i servizi, rendono quest'operazione molto difficile. E l'annuncio del concorso non la risolve.

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