Il lavoro nel 2033

Tra i molti temi affrontati nel 34° Festival Internazionale Cinema e Donne “For love or money”, che si è tenuto recentemente, al Cinema Odeon, dal 30 novembre al 5  dicembre, anche quello del lavoro e dei suoi cambiamenti per uomini e donne.

Tra i tanti film che hanno trattato questo argomento, particolare interesse ha suscitato il documentario "2033" della giornalista scientifica Silvia Bencivelli e della videomaker Chiara Tarfano, un originale lavoro che ha vinto il Primo Premio “Short On Work 2012” (Fondazione  Marco Biagi).

“In questo documentario - spiega Silvia Bencivelli - sono espressi i pensieri di una giornalista free lance. Non è una precaria, è una free lance. In questo mondo senza prospettive di impiego fisso, sa di dover combattere da sola e di dover camminare sulle proprie gambe”.

Le registe raccontano, infatti, gli aspetti belli del mestiere, gli stimoli culturali e la valigia sempre pronta. Sono, però, presenti nel documentario anche quelli brutti: la solitudine, la rivalità, la svalutazione del lavoro in un mercato che tende al ribasso e la lotta per la difesa della propria professionalità. Soprattutto il documentario si sofferma sui “pensieri bianchi” sul futuro prossimo e sulle paure remote e silenziose su quello che succederà nel futuro più lontano, nel 2033, per esempio.

“Abbiamo girato ‘2033’ - rivela Silvia Bencivelli - in due giorni a Roma, a casa mia e nelle vie d’intorno. Erano i primi di luglio e c’erano 40 gradi, si moriva di caldo... Però avevamo letto il bando della fondazione Marco Biagi e volevamo partecipare a tutti i costi. Ho preso i testi da un pamphlet che ho scritto (e che avrebbe dovuto essere pubblicato in questi mesi, invece per problemi di distribuzione è slittato a febbraio) sul tema del lavoro intellettuale libero professionale, le partite iva, della cultura insomma. Il pamphlet in sostanza dice che la partita iva non è satana, che ci si può vivere bene anche se non permette il tipo di vita che i nostri genitori si sono sempre augurati per noi, che dobbiamo recuperare l’orgoglio e la consapevolezza di avere un lavoro bello e utile e faticoso il giusto. Nessun eroismo, ma nemmeno nessun vittimismo. E anche questa crisi passerà!”

“E’ stato divertente - conclude Silvia Bencivelli - e spero che il pamphlet (che prima o poi dovrà pur uscire...) possa dare alla discussione sulla nostra precarietà esistenziale un tema di riflessione in modo un po’ più orgoglioso del solito”.