I giovani e il sindacato. Prima giornata di seminario

Giovedì 29 novembre 2012 a Roma la FLC CGIL si è interrogata sui percorsi, le emozioni e i diritti di una generazione.
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Il perché lo ha spiegato Francesco Cormino. "Qualcuno volutamente contrappone le generazioni" facendo credere che i padri stiano rubando ai figli. "In realtà quel qualcuno deruba i padri quanto i figli", sottraendo ai primi e ai secondi. E allora la FLC, rovesciando questa falsa affermazione, costruisce un ponte tra generazioni e può farlo perché nei luoghi della conoscenza si incontrano padri e figli, vecchi e giovani, adulti e ragazzi.

Un seminario, questo, per conoscere e capire le persone e i problemi, così da poterli rappresentare, farsene portavoce, ma anche accogliere e farsi "contaminare" dalla differenza, dalla diversità, dai nuovi linguaggi. E infatti è emerso proprio questo nel corso del seminario: un mondo che non è quello tradizionale del lavoro conosciuto e rappresentato dal sindacato.

È stato indubbiamente un atto di coraggio iniziare i lavori con un video nel quale è emersa subito la multiformità delle situazioni e, insieme agli apprezzamenti per il lavoro della CGIL, sono state palesate critiche e senso di estraneità. Il video, le ricerche e le rilevazioni presentate nel corso dei lavori, frutto di un'intensa attività preparatoria per arrivare al seminario "documentati", hanno messo in rilievo una condizione giovanile in parte, ma solo in parte, già nota o intuita.

I giovani, una categoria che non è solo anagrafica, ma che per comodità indichiamo in una fascia d'età che va dai 15 ai 35 anni, rimandano al sindacato una serie di complesse problematiche connesse alla loro condizione materiale che implicano risposte inedite. È difficile in una breve cronaca dare il senso di questa complessità - tra breve tempo si darà conto e informazione di tutti i materiali elaborati -, ma di certo vi sono 3 elementi prevalenti e ricorrenti: la precarietà nel lavoro e il senso di precarietà esistenziale (spesso ma non sempre interdipendenti), l'insicurezza verso il futuro (con una serie di ricadute nei comportamenti), le forme non tradizionali di incontro e di esperienza collettiva. Tutto questo è stato raccontato in vari modi nelle "Storie precarie" presentate da una ricercatrice dell'Istat, Francesca Della Ratta, da una rilevazione fatta in rete, attraverso facebook, da Elisa Spadaro, da un'indagine a campione attraverso interviste presentata da Claudia Pratelli. Il lavoro preparatorio è stato intenso e vi hanno contribuito anche Fabrizio Stocchi, Claudio Riccio, Mara Mellace, Alessandro Pazzaglia.

Primo problema per il sindacato. I giovani sono soprattutto disoccupati o hanno un lavoro precario. Anche nel settore della conoscenza il lavoro è fortemente parcellizzato, anche perché essendo il proprio cervello lo strumento principale del lavoro la "delocalizzazione" è relativamente più semplice. Dunque non è più il luogo di lavoro il momento di aggregazione, di condivisione, di presa di coscienza. Come organizzare allora dei lavoratori così parcellizzati? Alessandro Coppola, studioso di community organizing, riportando un'esperienza del sindacato americano suggerisce di lavorare per campagne sul territorio, coinvolgendo l'opinione pubblica, sfruttando di più e più efficacemente la "contrattazione sociale". I giovani, che siano precari, studenti, disoccupati, hanno nella rete, nel web un formidabile luogo di socializzazione.
E qui c'è un secondo problema. La rete ha un suo linguaggio, spesso ostico per chi non è "nativo digitale". E nel sindacato i giovani al di sotto dei 26 anni sono davvero pochi (è il risultato di un'indagine sugli iscritti alla FLC condotta da Antonio Luongo). E allora come attivare la comunicazione? Secondo Derrick De Kerckhove, sociologo e massmediologo, ospite del seminario, la rete rende "diversi" e bisogna studiare questa diversità. Il linguaggio della rete nella sua sinteticità cambia la rappresentazione di sé e delle stesse emozioni, esprime persino un inconscio digitale. Ma non è necessariamente un linguaggio superficiale, perché è multimediale, fa ricorso a ipertesti. Dobbiamo avere un approccio critico con questi strumenti, ma usarli. La ipertestualità è un modo di pensare che anche il sindacato deve condividere per attivare un dialogo con le nuove generazioni. Il problema del linguaggio è stato affrontato anche da Giancarlo Visitilli, professore di scuola superiore ma anche scrittore e giornalista. Partendo dalla sua esperienza di docente ha detto che anche la scuola deve capire e appropriarsi dei nuovi linguaggi, perché quelli usati dagli adulti, dagli insegnanti attingono a fonti culturali spesso troppo lontane da quelle giovanili.
Insomma, i due mondi devono incontrarsi. Ascolto e condivisione sono i concetti più ricorrenti.
Infine, un terzo problema per il sindacato, forse il più difficile. Come viene percepito da questo multiforme e frammentato mondo che oggi ha fatto capolino nel chiuso di una sala, ma in realtà è straripato come un fiume in piena? Quello che si avverte è sorta di alterità, anche quando il sindacato è presente. Questi giovani tendono ad autorganizzarsi, ma sono disposti al dialogo, anche a farsi rappresentare ma sembrano poco disposti a farsi inglobare. Inserimento sì, assimilazione no. Il sindacato deve cambiare, ammoniva Domenico Pantaleo in una recente intervista su Rassegna Sindacale, cambiare anche le modalità, spesso troppo farraginose, con cui decide, liberarsi di qualche zavorra burocratica. È già una prima risposta. Ma il seminario "i giovani e il sindacato" ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Ed è solo il primo giorno.

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