Riflessioni sulla circolare Profumo

29/01 - Carlo - 35 mi piace
Ci risiamo, la circolare del MIUR giunta alle scuole i questi giorni a firma del ministro Profumo sembra voler dare un'altra spallata alla scuola pubblica.
E' vero, la situazione della scuola italiana è molto variegata, nelle classi ci sono numerosi casi di alunni che pur non essendo certificati hanno numerose difficoltà scolastiche legate a cause le più diverse. Ma la ricetta proposta nella circolare non è efficace ne per i ragazzi, ne per la scuola pubblica. La legge 170/2010 per i DSA parla di disturbi in presenza di quoziente intellettivo nella norma o superiore ed è per questo che possono essere sufficienti misure di carattere dispensativo e compensativo. In tutti gli altri casi dove le difficoltà sono legate alle condizioni sociali, personali, linguistiche, quando ci troviamo in presenza di un quoziente intellettivo basso le misure compensative e dispensative non servono a nulla. Lo vediamo ogni giorno con i "falsi" DSA. Inoltre in classi di 25 o più ragazzi ce ne sono una buona quantità che rientrano nelle caratteristiche dei Bisogni Educativi Speciali ai quali oltre al Piano Didattico Personalizzato, deve essere fatto anche un insegnamento coerente con quel piano. E' Possibile? Se poi per ragioni di comodità fosse predisposto un unico piano per tutti i ragazzi con BES, come viene suggerito, accanto all'inganno si avrebbe anche la beffa. Potranno mai avere gli stessi bisogni uno straniero ed uno con QI limite?
No, proprio non ci siamo. A mio parere partendo proprio dai casi non ricompresi nella legge 104, ma ugualmente bisognosi di attenzione e presa in carico, occorre rivedere la figura dell' insegnante di sostegno che, tutti questi casi, potrebbe veder ridefinito il suo ruolo. E poi quando la circolare parla di disagio linguistico (…difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse…), a chi si riferisce? Se sono i ragazzi stranieri allora viene da chiedersi che fine faranno i fondi con i quali viene (o veniva?) finanziato l'inserimento scolastico di questi alunni? Il risparmio economico sembra il vero obiettivo che si maschera dietro a termini quali "…maggiore inclusione..", passando per la citazione del "…il manuale diagnostico ICD10…", fino ad invitare ad "… individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali…".
Cavolo come parla bene.
Se davvero si vuol fare una scuola migliore prima delle chiacchiere si dica quali risorse vengono messe a disposizione, quali tempi scuola vengono individuati, quale offerta viene proposta. Che attenzione rivolgiamo a chi si trova in difficoltà? Ci saranno insegnanti, oltre quelli curricolari, che faranno da supporto educativo a chi ne ha bisogno oltre l'handicap? Insomma l'inclusione non passa dalle "magie" richieste ad un insegnante, ma dal lavoro di una equipe nella quale non può mancare una figura specializzata.
Infine mi chiedo se sarebbe scandaloso riprendere il discorso di dotare ogni scuola di un organico minimo, ivi compresi anche gli insegnanti di sostegno (uno per sezione da integrare con quelli che servono per seguire l'handicap), che possa rimanere fisso per un lungo periodo.
Non sono un tecnico, ma se ci fosse un gruppo di insegnanti poco variabile nel tempo, che fa formazione anche in relazione all'indirizzo che la scuola, nella sua autonomia, vuole darsi; una scuola che sia capace di utlizzare le sinergie che con gli anni vengono a formarsi all'interno del corpo docente, una scuola con più ore per un'offerta formativa maggiore, non avremmo forse una scuola migliore? Una scuola più inclusiva? Una scuola dove ciascuno trova risposta al proprio bisogno sia esso un ragazzo in difficoltà, un ragazzo nella norma o un'eccellenza?
Non so, ma credo molto nel lavoro di gruppo.
Carlo Neri
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